Dal 28 al 30 settembre, ISEM Packaging Group parteciperà a Luxe Pack Monaco 2026 (STAND RB07), l’appuntamento internazionale dedicato al packaging premium e di lusso. Il programma di quest’anno affronta alcuni dei cambiamenti che stanno ridefinendo il settore: la trasformazione delle supply chain, la ricomposizione dei mercati globali, la sicurezza degli approvvigionamenti e il futuro della produzione europea.
Tra questi temi, uno appare particolarmente rilevante per il percorso che abbiamo intrapreso come Gruppo: la nuova geografia globale del lusso. Non si tratta soltanto di individuare i mercati in crescita. Il cambiamento riguarda il modo in cui i brand operano tra regioni, culture e
filiere produttive differenti e, di conseguenza, il tipo di supporto che richiedono ai propri partner.
Una scala globale, senza perdere le competenze locali
I brand del lusso devono oggi mantenere una visione internazionale coerente e, allo stesso tempo, comprendere aspettative, codici e caratteristiche specifiche dei diversi mercati. Lo stesso equilibrio riguarda la filiera produttiva. Operare su scala globale non significa uniformare competenze e processi, ma saper coordinare capacità diverse, spesso radicate in territori con una precisa tradizione industriale e artigianale.
Scala internazionale, integrazione end-to-end e specializzazione locale non sono quindi modelli alternativi, come potevano essere concepiti un tempo, ma sempre più dimensioni complementari, che i partner più evoluti devono riuscire a collegare all’interno di un unico sistema.
Dal fornitore al partner end-to-end
La ricerca McKinsey “Reimagining the apparel value chain amid volatility”, condotta su responsabili procurement di aziende fashion e footwear che rappresentano circa 110 miliardi di dollari di acquisti annui, mostra come l’efficienza end-to-end sia diventata la principale priorità di sourcing per circa la metà degli intervistati. Parallelamente, i brand stanno consolidando la propria base fornitori e sviluppando relazioni più strategiche con i partner principali.
Anche il perimetro delle operations si sta ampliando. PwC osserva che una gestione realmente end-to-end non può limitarsi alla produzione e alla logistica, ma deve integrare anche sviluppo prodotto, R&D, fornitori, compliance, dati e tecnologia, riducendo frammentazione e rallentamenti lungo il processo.
Nel luxury packaging, la ricerca Bain–Fedrigoni “Paper & Packaging Report 2026”, basata su 561 operatori della filiera, evidenzia inoltre la necessità di una collaborazione sempre più stretta tra brand, designer, produttori di materiali e converter.
L’end-to-end secondo ISEM Packaging Group
Un esempio concreto di questa integrazione è il nuovo hub che ISEM Packaging Group ha inaugurato a Trecate, concepito come polo integrato per produzione e co-packing. Il sito riunisce nello stesso sistema operativo produzione, co-packing, stoccaggio e logistica, con una struttura dedicata alle attività produttive accanto a una seconda destinata a magazzino e funzioni logistiche. Un modello che riduce i passaggi tra interlocutori e aumenta controllo, flessibilità ed efficienza lungo l’intero processo.
In questo senso, l’end-to-end non rappresenta quindi soltanto un ampliamento dell’offerta, ma un diverso modo di gestire la relazione con il cliente: meno frammentazione tra interlocutori, maggiore controllo sui processi e una gestione più coordinata delle diverse fasi, dal packaging alla consegna.
Oggi, il ruolo del packaging partner supera la semplice esecuzione di una fornitura. Significa accompagnare il progetto attraverso competenze coordinate: dal concept development e dall’ingegnerizzazione alla produzione, fino al co-packing, alla logistica e alla consegna.
È su questa integrazione che si fonda il modello di ISEM Packaging Group: una piattaforma internazionale capace di gestire l’intero percorso, dal concept alla delivery.
Global Vision, Local Intelligence
Una visione integrata non elimina il valore delle specializzazioni locali. Al contrario, permette di riconoscerle, collegarle e renderle disponibili su scala internazionale.
La letteratura sui distretti produttivi distingue tra conoscenze sviluppate attraverso relazioni e competenze territoriali — il cosiddetto local buzz — e connessioni costruite con mercati e interlocutori internazionali, definite global pipelines. È dall’interazione tra queste due dimensioni che possono nascere nuovi processi di apprendimento e innovazione.
Nel lusso questo equilibrio è particolarmente importante. I territori produttivi concentrano competenze che non sono facilmente standardizzabili: conoscenza dei materiali, capacità tecniche, cura del dettaglio, flessibilità e rapidità nella gestione di richieste specifiche.
In un’intervista a McKinsey, Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, descrive il valore dei distretti italiani proprio attraverso la loro capacità di generare creatività, velocità operativa, flessibilità ed efficienza. La sfida, secondo Capasa, è raggiungere una scala maggiore senza sacrificare la creatività e le qualità distintive delle imprese specializzate.
La dimensione globale non sostituisce quindi l’heritage locale. Il suo valore risiede nella capacità di integrarlo in un sistema più ampio, garantendo ai brand continuità, coordinamento e standard condivisi.
Una rete di competenze complementari
Il modello ISEM Packaging Group nasce dalla combinazione di presenza internazionale, competenze specialistiche e prossimità ai mercati.
In Italia, il Gruppo riunisce una rete di realtà storiche specializzate in scatole rigide, folding cartons, packaging tessile e carta velina, integrando savoir-faire artigianale, tecnologie industriali e servizi di co-packing e logistica.
In Spagna, EGISA porta oltre sessant’anni di esperienza nei folding cartons di alta gamma, con una forte specializzazione nei settori profumeria, cosmetica, wine & spirits e gourmet food. La sede di Barcellona combina capacità industriale, sviluppo di soluzioni su misura e una lunga esperienza con brand internazionali.
In Francia, la presenza commerciale consolidata da oltre venticinque anni garantisce non solo prossimità ai principali brand del lusso, ma anche market intelligence e conoscenza diretta dell’evoluzione delle loro esigenze. All’ufficio di Parigi, focalizzato sul beauty, si affianca inoltre l’esperienza sviluppata da oltre quarant’anni direttamente da Italia e Spagna nei settori fragrance e fashion.
Nel Middle East, ISEM EGISA Middle East combina la presenza commerciale di Dubai con la lunga esperienza maturata da EGISA nella regione, permettendo al Gruppo di comprendere più da vicino dinamiche, aspettative e specificità di un mercato sempre più rilevante nel panorama internazionale del lusso.
A questo footprint si aggiunge oggi ISEM Tunisia, nuovo sito dedicato alle attività di cucitura del packaging tessile, ulteriore tassello della piattaforma industriale internazionale del Gruppo.
Non si tratta quindi semplicemente di una rete geografica. Ogni territorio contribuisce con competenze produttive, conoscenza del mercato, prossimità commerciale o capacità di servizio specifiche, coordinate all’interno di un’unica piattaforma.
Dal presidio commerciale alla prossimità industriale
Questa evoluzione assume particolare rilevanza nel Middle East, una regione che sta acquisendo un ruolo sempre più centrale nel panorama globale del lusso e della beauty. Oggi considerata uno dei principali laboratori internazionali per il settore beauty, è caratterizzata da consumatori giovani, nuovi codici culturali e aspettative in rapida evoluzione. In questo contesto, essere vicini al mercato significa comprenderne più direttamente esigenze, dinamiche e specificità.
In questa direzione si inserisce il Memorandum of Understanding firmato da ISEM Packaging Group per valutare una nuova piattaforma produttiva ad Abu Dhabi. Il progetto, attualmente in fase di valutazione, prevede la possibile realizzazione di uno stabilimento dedicato al packaging di alta gamma per i mercati degli Emirati e del GCC.
L’obiettivo è affiancare alla presenza commerciale una capacità produttiva più vicina ai clienti, sviluppata secondo standard europei. Tra i benefici individuati figurano la riduzione dei lead time, una maggiore prossimità al mercato, una fornitura locale e una supply chain più resiliente.
Il progetto mostra come l’espansione internazionale non debba necessariamente basarsi soltanto sull’esportazione da un unico centro produttivo. Può significare anche valutare nuove configurazioni industriali capaci di rispondere più rapidamente ai mercati, mantenendo standard, competenze e coordinamento comuni.
ISEM Tunisia: integrare nuove capacità nel modello del Gruppo
La recente apertura di ISEM Tunisia risponde a una logica differente rispetto alla presenza del Gruppo nel Middle East. Il nuovo sito non nasce per sviluppare il mercato tunisino, ma come estensione industriale di Sacchettificio Toscano, dedicata alle attività di cucitura e confezione del packaging tessile.
Oltre ad aumentare la capacità produttiva, il progetto riflette la strategia del Gruppo di internalizzare progressivamente capacità manifatturiere strategiche e rafforzare il controllo sulla propria catena del valore. Per i brand del lusso, questo significa maggiore coerenza, tracciabilità, continuità e affidabilità della supply chain.
Come spiega Catia Tempesti, amministratrice delegata del Sacchettificio Toscano, la scelta della Tunisia è arrivata dopo un percorso di valutazione e conoscenza diretta del territorio: “Prima di avviare il progetto abbiamo avuto modo di confrontarci con diverse realtà produttive e questo ci ha permesso di comprendere il potenziale del Paese, in particolare nel settore della confezione tessile. Abbiamo trovato una tradizione manifatturiera importante, persone con una buona predisposizione alla lavorazione tessile e, soprattutto, la possibilità di costruire e sviluppare nel tempo competenze specifiche.”
Il progetto unisce quindi il know-how e gli standard di Sacchettificio Toscano allo sviluppo di nuove competenze locali. Un approccio che Tempesti collega direttamente alla visione internazionale del Gruppo: “Essere un Gruppo internazionale, per noi, non significa semplicemente essere presenti in Paesi diversi. Significa riuscire a individuare le competenze e le potenzialità di ciascun territorio, valorizzarle e integrarle all’interno di una cultura industriale comune.”
Come sottolinea ancora Tempesti, l’obiettivo non è sostituire una struttura con un’altra, ma creare complementarità tra siti specializzati, integrando know-how, sviluppo, industrializzazione e capacità produttiva all’interno di un ecosistema industriale coordinato.
A questa integrazione si affianca una particolare attenzione allo sviluppo delle competenze: “Allo stesso tempo investiamo sulle persone e sulla costruzione di nuove professionalità locali. È dall’incontro tra queste due componenti che nasce il valore del progetto: una visione globale sostenuta da competenze locali, unite da un unico standard di qualità.”
Come spiega Tempesti, l’ambizione non è semplicemente aumentare la capacità produttiva, ma rafforzare il modello industriale del Gruppo e sostenere la crescita internazionale senza perdere identità, controllo o cultura industriale.
Un’unica piattaforma, più centri di competenza
La nuova geografia del lusso non richiede soltanto una maggiore presenza internazionale. Richiede modelli capaci di collegare mercati, competenze e servizi diversi senza aumentarne la complessità.
Per ISEM Packaging Group, questo significa coordinare una rete di capacità complementari attraverso una visione end-to-end: concept development, produzione multi-prodotto, co-packing, logistica e distribuzione. Una piattaforma comune, sostenuta da competenze radicate nei territori e da una conoscenza diretta dei mercati.
È questo l’equilibrio tra Global Vision e Local Intelligence che ISEM Packaging Group porterà a Luxe Pack Monaco 2026. Venite a trovarci allo STAND RB07.











