Ogni anno, l’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna offre l’occasione per fare il punto sui progressi compiuti verso la parità e sulle sfide che ancora rimangono aperte. Nata agli inizi del Novecento attorno a richieste fondamentali — parità salariale, condizioni di lavoro eque e riconoscimento dei diritti essenziali — questa ricorrenza continua a rappresentare un momento chiave per riflettere sul ruolo delle donne nella società e nel mondo del lavoro. A più di un secolo dalla prima conferenza dedicata alla Giornata della Donna, il lavoro resta uno dei principali ambiti in cui queste questioni sono ancora in gioco.
Il contesto europeo: occupazione e manifattura
Secondo i dati più recenti disponibili, nell’Unione Europea il tasso di occupazione femminile si attesta intorno al 70,8%, contro l’80,8% maschile, con un divario di circa 10 punti percentuali.
Parlando di posizioni manageriali, se nel 2024 il 35,2% di tutte le posizioni dirigenziali nell’UE era ricoperto da donne (+3,4% rispetto al 2014), se si osserva il settore manifatturiero — il nostro settore — e, più nello specifico, ambiti industriali come il packaging e il processing, la presenza femminile tende a ridursi ulteriormente. In contesti assimilabili al packaging industriale, la quota di donne può attestarsi intorno al 31%, con una percentuale che scende al 14% tra le figure dirigenziali o esecutive.
Fonte: Eurostat, 2026
Anche guardando fuori dall’Europa, i dati confermano questa forte polarizzazione: a livello globale, le donne nel settore packaging sono concentrate nel 74% dei ruoli di supporto (confezionamento, sorveglianza, qualità), ma solo nel 7-11% delle posizioni con responsabilità di “P&L” (Profit & Loss, ovvero gestione economica diretta dei reparti produttivi).
Fonte: McKinsey & Company
Si tratta di dati che aiutano a inquadrare il contesto: l’industria, e in particolare quella ad alta componente tecnica e produttiva, resta un ambiente in cui la rappresentanza femminile non è ancora pienamente equilibrata.
Oggi, la partecipazione equilibrata al lavoro è un tema cruciale secondo due aspetti: quello dell’equità e quello della competitività. È ormai diventato evidente, infatti, che integrare pienamente il talento femminile ad ogni livello del business significhi ampliare il potenziale di innovazione, visione e crescita delle aziende e dei mercati.
È in questo quadro più ampio che desideriamo condividere l’esperienza di ISEM Packaging Group, attraverso la prospettiva e il percorso di due donne leader che incarnano l’evoluzione della leadership delle donne nel settore del packaging.
ISEM Packaging Group: una fotografia interna
Come riporta il nostro Report di sostenibilità, nel 2024 le donne erano 34,7% della forza lavoro del Gruppo, in crescita rispetto al 32,7% del 2023, con un aumento di 2 punti percentuali (+6,1%). All’interno della struttura organizzativa, la presenza femminile è particolarmente significativa nelle funzioni impiegatizie, confermando i trend del settore, ma il dato che spicca è che raggiunge il 40% tra le posizioni dirigenziali. Infatti, due delle cinque aziende del nostro Gruppo sono guidate da CEO donne, un dato significativo in un settore manifatturiero in cui la presenza femminile nei ruoli apicali resta ancora limitata.
In un settore in cui la leadership femminile resta minoritaria, questo elemento merita di essere osservato non come un’eccezione simbolica, ma come espressione di una struttura industriale che integra competenze, responsabilità e visione. Per questo, vogliamo parlarvi di più e meglio di queste due leader che conosciamo da vicino: Catia Tempesti e Cinzia Bartoli, CEO rispettivamente di Sacchettificio Toscano e Bartoli Packaging.
Sacchettificio Toscano: un heritage femminile nel cuore del luxury packaging
“La storia del Sacchettificio Toscano nasce nel 1979 da un gesto di coraggio e determinazione tutto femminile: mia madre e mia zia decisero di costruire una realtà propria in un periodo in cui molte donne si dedicavano a piccoli lavori domestici. In un territorio come quello toscano, fortemente legato alla pelletteria e alla calzatura, ebbero l’intuizione di supportare le numerose realtà produttive locali realizzando dust bag — a Firenze allora chiamate felpe” – ci racconta Catia Tempesti, che dal 1992 è alla guida dell’azienda.
Un gesto di autonomia imprenditoriale che, nel tempo, si è trasformato in una realtà produttiva riconosciuta nel panorama del packaging tessile per il lusso, capace di evolvere mantenendo i valori originari ma introducendo macchinari più avanzati, nuove tecnologie e una maggiore strutturazione dei processi per dialogare con le principali maison internazionali. A metà degli anni ’90 questo cambio di passo ha segnato un momento di svolta: “Da lì è iniziato un percorso di crescita qualitativa, di attenzione estrema al dettaglio e di sviluppo di processi sempre più evoluti.”
La capacità di affiancamento nello sviluppo è diventata un elemento distintivo nella relazione con i brand del lusso, che – come ci spiega Tempesti – “cercano partner che sappiano accompagnare lo sviluppo prodotto, non solo la produzione”. L’azienda ha oggi un’esperta a capo della prototipazione rapida, che consente di supportare i clienti già nelle fasi di ricerca e definizione del prodotto.
Questo assetto riflette una visione imprenditoriale ben precisa: da un lato, l’azienda ha promosso l’evoluzione tecnologica con investimenti importanti nella struttura produttiva “Nel 2015 il Sacchettificio Toscano si è trasferito in una nuova sede di 3.000 metri quadrati, ampliata recentemente con un ulteriore stabilimento di 4.000 metri quadrati, che ha permesso l’introduzione di nuovi macchinari e il rafforzamento della capacità produttiva.”
Dall’altro, il focus è sempre rimasto sulle persone “Ho percepito pienamente l’importanza del mio ruolo quando ho compreso che l’azienda non rappresentava solo un progetto economico, ma una comunità di persone e relazioni costruite nel tempo. Essere imprenditore significa custodire una storia e allo stesso tempo prepararla al futuro”.
Un altro aspetto centrale riguarda la sostenibilità “La maggior parte dei nostri articoli è realizzata in cotone 100%, con un crescente utilizzo di cotoni organici certificati GOTS e cotoni riciclati certificati GRS. Parallelamente stiamo sviluppando un’integrazione produttiva tra Italia e Tunisia con l’obiettivo di rafforzare il controllo della filiera, garantire continuità produttiva e offrire ai brand del lusso maggiore trasparenza e affidabilità”.
“L’ingresso in ISEM Packaging Group rappresenta un’evoluzione naturale che ci permette di mantenere identità e competenze, inserendole però in un progetto industriale più ampio” – continua Tempesti – “Il valore più importante è la possibilità di sviluppare sinergie e attività di cross-selling, offrendo ai clienti un supporto completo sul packaging in ogni sua forma: dai sacchetti tessili alle scatole, dagli astucci alle veline e ad altre soluzioni coordinate. Questo approccio integrato rafforza il nostro ruolo di partner e non solo di fornitore.”
Abbiamo chiesto a Catia Tempesti come viene intesa e promossa l’occupazione femminile all’interno di Sacchettificio Toscano. “La leadership femminile fa parte della nostra identità fin dall’origine. Oggi circa il 50% del nostro organico è composto da donne e negli uffici la presenza femminile supera il 90%.”, ci ha spiegato. “L’attenzione alle persone è sempre stata centrale: molte collaboratrici sono con noi da anni e hanno costruito percorsi di crescita progressiva. Abbiamo sviluppato un ambiente basato su fiducia, flessibilità e responsabilizzazione”.
Come definirebbe la leadership in tre parole? “Responsabilità, rispetto delle persone e coerenza. Credo in una leadership fatta di ascolto, presenza e costruzione di fiducia nel lungo periodo”.
Bartoli Packaging: leadership, creatività e spirito “unconventional”
La storia di Bartoli Packaging affonda le sue radici nella tradizione manifatturiera toscana. L’azienda nasce come laboratorio specializzato nella produzione di cestini intrecciati a mano, un’attività artigianale avviata dal nonno di Cinzia Bartoli e destinata nel tempo a evolversi in una realtà riconosciuta nel panorama europeo del packaging cartotecnico per il lusso.
Alla guida dell’azienda da molti anni, Cinzia Bartoli racconta il proprio percorso imprenditoriale come una crescita progressiva, costruita passo dopo passo all’interno dell’azienda di famiglia. “All’inizio, appena finita la scuola, ho preso in mano tutta la parte amministrativa, contabile e commerciale dell’azienda. Il secondo step è stato occuparmi anche della produzione e della strategia.”
Il passaggio alla piena responsabilità imprenditoriale è arrivato in modo naturale ma anche improvviso. “È stato un crescendo, step by step. Ma se devo identificare un momento preciso, direi i primi giorni dopo la scomparsa improvvisa di mio padre. Era una figura molto presente nella parte produttiva e la sua perdita mi ha resa consapevole, in maniera inappellabile, di quello che già sapevo.”
Nel tempo Bartoli Packaging ha sviluppato un posizionamento distintivo nel settore del luxury packaging, fondato su una combinazione di flessibilità, creatività e capacità di adattamento. “Abbiamo inserito in Bartoli una parte femminile creativa e, per certi versi, a volte un po’ imprevedibile.” Una definizione che la stessa imprenditrice sintetizza con una formula diventata quasi un marchio identitario dell’azienda. “Una volta qualcuno ha definito Bartoli ‘Unconventional Business’. Sinceramente non vedo un termine più appropriato.”
All’interno di questo modello organizzativo, la presenza femminile nei ruoli chiave dell’azienda è diventata negli anni un elemento strutturale. “In Bartoli le donne hanno la guida. La direttrice generale del nostro stabilimento principale, ad esempio, ha trent’anni ed è entrata in azienda partendo dalla produzione manuale: oggi dirige lo stabilimento.”
Una storia che racconta bene il modo in cui l’azienda interpreta la crescita professionale: valorizzare le competenze interne e accompagnare le persone lungo percorsi di responsabilità progressiva. Per Bartoli, la leadership resta prima di tutto una questione di responsabilità verso le persone che lavorano in azienda. “Sono una fanatica della chiarezza e della giustizia. Ogni decisione viene presa considerando l’impatto sulle collaboratrici e sui collaboratori. Le aziende sono fatte di persone”.
In un mercato come quello del luxury packaging, sempre più internazionale e competitivo, la capacità di tenere a fuoco la propria identità e squadra mentre si interpretano le esigenze dei brand richiede oggi una combinazione di competenze tecniche e visione strategica. “Dedizione totale al cliente, flessibilità, valorizzazione delle collaboratrici e dei collaboratori, attenzione alla sostenibilità e ricerca continua — tecnologica e sui materiali. Sono temi di cui si parla molto, ma la differenza sta tutta nel modo in cui vengono messi in pratica.”
Un esempio di questa capacità di adattamento è stato un progetto di reshoring produttivo realizzato per rispondere alle esigenze di un cliente strategico. “All’inizio aveva tutte le carte in regola per essere un’azione quasi ‘kamikaze’, ma alla fine ci siamo riusciti grazie alla passione e all’amore per il cliente.”
Anche dopo l’ingresso nel ISEM Packaging Group, Bartoli mantiene la propria identità distintiva all’interno di un progetto industriale più ampio. “Un gruppo grande e strutturato ha comunque bisogno di una componente flessibile, adattabile, creativa — anche un po’ folle. È proprio questo il contributo che portiamo.”
Leadership e responsabilità organizzativa
Come abbiamo visto, i dati a livello europeo e globale confermano che oggi la presenza di donne nei ruoli apicali resta ancora significativamente inferiore rispetto alla partecipazione complessiva al mercato del lavoro.
In questo quadro, raccontare casi in controtendenza come quelli di Catia Tempesti e Cinzia Bartoli ha una doppia valenza: da un lato, dimostrano con storie di successo la qualità della visione imprenditoriale femminile, dall’altro costituiscono figure aspirazionali per le nuove generazioni di professioniste:
- rendono visibile la possibilità di una carriera apicale nel settore industriale,
- contribuiscono a superare paradigmi tradizionali legati al genere,
- possono favorire ambienti di lavoro più inclusivi e orientati alla valorizzazione dei talenti.
Conclusione – Un caso da osservare
In un settore in cui la presenza femminile ai vertici è ancora limitata, la presenza di donne alla guida di realtà industriali nel settore del luxury packaging assume un valore che va oltre il dato numerico e contribuisce a mettere a fuoco e ridefinire i riferimenti culturali del mondo industriale.
In una realtà internazionale come ISEM Packaging Group, la storia di Catia Tempesti e Cinzia Bartoli non è il racconto di un’eccezione, ma piuttosto l’indicazione di una traiettoria: quella di un sistema produttivo che riconosce il valore delle competenze, dell’esperienza e della visione imprenditoriale indipendentemente dal genere.
Osservare queste esperienze significa guardare a come evolvono oggi le leadership nel settore manifatturiero: attraverso percorsi professionali solidi, responsabilità concrete e la capacità di costruire organizzazioni in cui talento, crescita e innovazione possano esprimersi pienamente.















